Ospitiamo un articolo scritto da Mario Pupillo, fondatore e animatore della compagnia “Amici della Ribalta” di Lanciano, scritto qualche tempo or sono, ma che si raccorda ottimamente con alcune considerazioni inserite nel precedente articolo sulle compagnie amatoriali locali.
A proposito del teatro amatoriale
Teatro e qualità, un obiettivo non sempre raggiunto. Sogno di una notte di mezza estate.
La Qualità ormai è un elemento indispensabile in ogni aspetto della nostra vita, sia in ambito economico, sanitario e, ovviamente, artistico. Esistono agenzie di VRQ (verifica qualità) che, attraverso indicatori precisi e affidabili, danno un quadro del livello di prestazione offerta. L’obiettivo è uscire dalla autoreferenzialità che spesso ha guidato le valutazioni ed inserire un sistema di verifica omogeneo, applicabile in ogni latitudine senza che possano essere manomessi i criteri di valutazione. Se questo sistema ovviamente è facile da applicare in discipline scientifiche o attività commerciali o industriali, per le attività artistiche è molto più difficile e pertanto vige ancora molta autoreferenzialità.
Il teatro amatoriale non è da meno e molto spesso, e per molto tempo, l’autoreferenzialità ha sostenuto le iniziative e le valutazioni critiche. Insomma siamo bravi perché lo diciamo noi. Le rassegne che in questi anni sono state organizzate, e rappresentano il momento di confronto di valutazione da parte di giurie, hanno rappresentato un primo momento di ricerca di qualità.
In effetti, le graduatorie, per quanto a volte non infallibili, danno un criterio di valutazione che comincia ad indicare un percorso da seguire a chi si avvicina al teatro.
In questi anni sono cresciute notevolmente le attività legate al teatro amatoriale e soprattutto il numero delle compagnie. Il teatro in generale ha riconquistato interesse, numero di spettatori, manifestazioni e rassegne e il favore di amministratori.
In estate, le serate di intrattenimento spesso presentano spettacoli teatrali in borghi e piazzette. Le associazioni nazionali di teatro amatoriale FITA, UILT e TAI, che raccolgono circa 2000 compagnie, svolgono un ruolo non indifferente strutturando corsi, stage, dettando linee di sviluppo di cultura teatrale. Non basta per raggiungere un livello qualitativo accettabile. Non bisogna mai dimenticare che fare teatro significa prima di tutto leggere teatro, frequentare il teatro, osservare e studiarne le regole, i metodi.
Un buon attore o regista, amatoriale o meno, deve conoscere il teatro attraverso l’applicazione di regole, di ritmi, di tempi e misure che permettono di raggiungere un prodotto finale dignitoso.
Nel teatro amatoriale, quasi sempre frequentato con testi brillanti o comici, l’indicatore del gradimento sono il numero di risate provocate nel pubblico, in modi e maniere non sempre corretti. A volte si travalica il buon gusto e s’incorre nella parolaccia, gratuita. Il pubblico va educato altrimenti si scade nella sciatteria o nel cabaret di contrada, nella macchietta di paese.
La storia dell’Abruzzo contiene mille spunti per costruire storie e copioni, ma molto spesso troviamo lo zio d’America o la vecchietta sgrammaticata, o l’eredità o lo sposalizio che concludono la vicenda per la contentezza di tutti. Ben vengano allora le compagnie che escono dalla routine e pescano nel folclore, nella storia abruzzese con originalità.
Il buon teatrante deve proporsi con regole e percorsi di qualità e pretendere attenzione dal pubblico e dalle amministrazioni chiedendo silenzio nei luoghi ove si svolge lo spettacolo, spesso divisi con sagre o locali pubblici; magari di ottenere oscuramento adeguato, un palco che non sia traballante, con tavole irregolari e non fissate e, se non si chiede troppo, anche qualcuno che faccia tacere i bambini, “orfani estivi”; ovvero abbandonati dai genitori impegnati in conversazioni troppo importanti, che urlano e giocano avanti, se non addirittura sotto il palco.
In questo contesto l’opera teatrale è svilita e perde quel magico rituale che arricchisce lo spettacolo.
È buona cosa che la crescita del teatro amatoriale acquisti le proporzioni fisiologiche con regole giuste, con la coscienza di dover cercare di “rubare” il mestiere ai professionisti, studiando il testo, gli autori, collocando nel vissuto storico locale, nel folclore, valutando i costumi, la scenografia, le luci per raggiungere un prodotto finale adeguato.
Dopo la recita, dopo tante fatiche, riflettere su queste scelte ci da la certezza, mentre si smontano le scene e si carica il camion, di aver dato il meglio di se stessi e di aver raggiunto la qualità che gli altri ci devono riconoscere.
Ovviamente nessuno ce ne voglia e non si deve offendere per quanto detto: come si dice sempre? “Tutto quanto espresso vale per tutti, esclusi i presenti”. E poi era solo un sogno Shakespeariano.
Mario Pupillo